Thomas Zulian
Direttore commerciale

 

Il 2021 ha confermato l’espansione del mercato Fairtrade in Italia, ma è stato anche un periodo di riflessione fertile per l’ampliamento dell’offerta al business con interessanti novità sia per le piccole realtà che per le grandi aziende.

Per quanto riguarda le vendite, nello scorso anno i prodotti certificati Fairtrade hanno continuato a correre confermando un aumento superiore al 6% dei volumi e non risentendo dell’effetto “scorta” che aveva caratterizzato parecchi mesi del primo anno di pandemia. Se il 2020 aveva visto una forte impennata delle vendite di prodotti legati ad alcune materie prime come ad esempio cacao e zucchero e la sofferenza di altre categorie come caffè e banana, a causa soprattutto delle chiusure di molti esercizi e delle scuole, il 2021 ha mostrato invece un generalizzato ritorno al segno positivo di tutte le categorie. I prodotti che riportano il Marchio nero “classico” (ATCB) restano la colonna portante delle vendite in Italia ma aumenta ancora la spinta del modello del Marchio d’ingrediente (FSI) sia in termini di aumento dei volumi, in particolare sul cacao, sia in termini di flessibilità. La possibilità di inserire percentuali ridotte di ingrediente nella singola ricetta, infatti, favorisce lo sviluppo di quantità significative per le organizzazioni di agricoltori e consente di realizzare referenze innovative per
il mondo Fairtrade.

Dicevamo anno di crescita, ma soprattutto anno di novità interessanti: ad esempio nel fuori casa è stato lanciato Fairtrade èQui, che offre l’opportunità alle torrefazioni artigianali, a pasticcerie, gelaterie, fiorerie, di registrarsi sul portale equi.fairtrade.it dove sono raccolti tutti i piccoli esercizi commerciali che nel nostro Paese rivendono prodotti o utilizzano ingredienti Fairtrade. 

L’innovazione dell’offerta al business non riguarda solo le piccole realtà, ma si rinnova anche per le grandi aziende che presto saranno chiamate dalla normativa europea al rispetto dei diritti umani lungo la filiera. Fairtrade si sta attrezzando per accompagnare le aziende già partner e le nuove in un percorso di rispetto della Human Rights Due Diligence.

La violazione dei diritti umani in agricoltura e lungo le filiere non è un’esclusiva di alcuni Paesi del Sud del mondo: è ben noto che anche le campagne italiane in alcuni casi sono funestate da fenomeni di sfruttamento. Per questo motivo da qualche anno Fairtrade Italia ha rivolto il suo sguardo anche ai problemi che possono riguardare l’agricoltura italiana e sta conducendo insieme ad altri partner un progetto pilota relativo al pomodoro per industria coltivato nel nostro Paese.
Nel 2023 dovrebbero vedersi i primi frutti sul mercato del Fairtrade locale che sono la premessa di un impegno sempre più intenso di Fairtrade a lavorare sul rispetto dei diritti umani in agricoltura indipendentemente dal luogo di produzione.

In prospettiva, quindi, seppur all’interno di un contesto economico e geopolitico piuttosto incerto, Fairtrade si sta confermando sia per le sue capacità di crescere nel mercato, sia per la volontà di rinnovare il proprio modello di business, in linea con la missione di creare filiere che mettano sempre di più al centro il bene delle persone e del pianeta.

Dopo lo stop legato alla pandemia, anno positivo per le banane

Angelo Tortorella
Account Manager

Ancora una volta le banane si confermano come il prodotto Fairtrade più alto-vendente in termini di quantità con 14.230 tonnellate. Il bilancio parla chiaro: dopo la flessione del 2020 causata dal Covid, le vendite di banane Fairtrade tornano in positivo e segnano un +5% rispetto all’anno precedente.
Questo aumento è sicuramente dovuto alla riapertura del canale fuoricasa, confermando un parziale recupero rispetto al periodo prepandemico. Un grosso impatto lo stanno producendo i nuovi CAM (Criteri Minimi Ambientali), che vedono l’adozione obbligatoria di alcuni prodotti di commercio equo per la ristorazione collettiva pubblica: nel 2022 ci si aspetta che i volumi di vendita totali delle banane Fairtrade possano tornare quelli del 2019. Complice di questo pensiero positivo, è il recente ingresso del prodotto nei punti vendita Aldi.
Dall’altro lato della medaglia la crisi dei prezzi sta colpendo duramente i piccoli agricoltori, i lavoratori agricoli, le comunità rurali, l’ambiente e tutti gli attori della filiera. Tra l’aumento dei costi di produzione per i materiali di imballaggio e i fertilizzanti, combinato con le conseguenze economiche del cambiamento climatico, il Covid-19 e la lotta contro le malattie delle piante come il Fusarium TR4, i produttori di banane stanno subendo una crescente pressione finanziaria, mettendo a rischio i loro mezzi di sussistenza, le pratiche agricole sostenibili e la sicurezza alimentare. Il peso di tutto ciò ricade troppo spesso sui produttori che al momento si trovano in difficoltà e la cui sopravvivenza è ora in pericolo.
Fairtrade continua a lavorare per colmare il divario tra i salari attuali e il salario dignitoso per i lavoratori delle banane. Il progetto all’interno della Living Wage Coalition è partito a luglio 2021: sarà possibile utilizzare fino al 30% del Premio Fairtrade come bonus in denaro (oltre al 20% già concesso in passato). Allo stesso tempo, la cooperazione con i sindacati viene rafforzata per consentire una negoziazione più ampia.

La restante offerta di frutta certificata Fairtrade venduta in Italia è principalmente composta da ananas e arance: entrambi i prodotti hanno subito una flessione raggiungendo insieme volumi di vendita pari a circa 600 tonnellate. Degno di nota è da segnalare un progetto di cooperazione solidale in Togo che ha dato vita all’Ananas Dolcetto di Brio a marchio Alce Nero, vincitore del premio per l’innovazione di filiera allo Speciale Frutta & Verdura organizzato da Mark Up.

 

Caffè: la tazzina torna mezza piena

Giulia Camparsi
Supply Chain Manager

Dopo un 2020 molto complesso per il mondo del caffè, anche il 2021 ha presentato varie insidie. Durante il primo trimestre dell’anno, in piena terza ondata pandemica, i consumi fuori casa sono stati ai minimi storici causa le numerose chiusure date non solo dal quadro legislativo, ma anche dal forte senso di incertezza. Solo dal secondo trimestre in poi i consumi hanno ricominciato ad aumentare con un ultimo rallentamento verso la fine dell’anno, sempre associato al peggiorare della situazione pandemica. Restano ancora però in sofferenza le grandi città che risentono della mancanza dei flussi turistici internazionali e della prevalenza dello smart working rispetto alla presenza dei lavoratori negli uffici. 

Nel complesso, tuttavia, i volumi di caffè Fairtrade venduti in Italia sono cresciuti del 5% rispetto al 2020, recuperando circa un terzo della perdita subita nel 2020 rispetto al 2019. La crescita rispecchia l’andamento del mercato e si attesta ad un 3% nel canale fuori casa e ad un 8% per la GDO. 

Questa forte crescita dei volumi in GDO è stata trainata, nel 2020, dal fisiologico aumento dei consumi nel canale dovuto alla pandemia, ma è proseguito favorevolmente anche nel 2021 grazie all’inserimento di nuove referenze Fairtrade a scaffale. In particolare, IN’s ha ampliato la sua gamma di capsule con caffè Fairtrade, con due referenze di capsule compatibili Nespresso e una compatibile Dolce Gusto a marchio del distributore, triplicando i volumi di vendita. 

Infine, due progetti iniziati nella seconda parte dell’anno ma di cui vale la pena iniziare a parlare. 

Miscusi, una catena di ristoranti con un concept pensato per la pausa pranzo, ha iniziato a servire caffè Fairtrade a fine pasto. La collaborazione è molto sentita e ha già portato ad una prima sessione di formazione con i 15 store manager e il reparto acquisti su quali sono i valori Fairtrade e come meglio promuoverli verso il cliente. 

Con Best Coffee Srl abbiamo invece iniziato una stretta collaborazione per promuovere il caffè Fairtrade nelle piccole torrefazioni artigianali con vendita diretta, tramite èQui. Il progetto ha già coinvolto 15 torrefazioni in tutta Italia, segmento che intendiamo continuare ad ampliare. 

 

Il cacao continua a correre

Francesca Innocente
Account Manager

Il mercato del cacao resta dinamico anche nel 2021 e quello Fairtrade in Italia ha dimostrato un andamento positivo e costante, nonostante sia difficile prescindere dagli effetti di breve e lungo termine del Covid-19. Una delle conseguenze delle misure di contenimento della pandemia sul mercato dei prodotti dolciari in Italia è stato il costante incremento dei consumi domestici di prodotti a base di cioccolato. I consumatori preferiscono ancora la classica tavoletta, anche se si propongono formati più piccoli come le praline, ideali per una pratica merenda o uno snack fuori pasto.

Queste nuove tendenze spiegano l’aumento delle vendite dei prodotti a base di cacao certificati Fairtrade che nel 2021 hanno generato per i produttori agricoli un Premio Fairtrade pari a 1.884.398 euro proveniente dai licenziatari italiani, derivato dall’esportazione di 8.909 tonnellate di fave di cacao destinate al mercato italiano (+9%). Il 2021 si caratterizza per un consolidamento della presenza sugli scaffali di prodotti a base di cacao Fairtrade. Nei punti vendita IN’s Mercato sono stati inseriti a scaffale prodotti certificati Fairtrade tra cui cioccolatini, praline extra fondenti e l’uovo di Pasqua extra fondente. Coop ha proposto per la Pasqua l’uovo al cioccolato bianco e salato con burro di cacao Fairtrade. Nei supermercati Lidl troviamo private label come torroni teneri e sfoglie croccanti a base di cacao certificato Fairtrade. PAM e Gruppo Vega hanno introdotto a scaffale tavolette di cioccolato con il classico Marchio Fairtrade.

Negli ultimi trent’anni, la produzione globale di cacao proveniente dai paesi dell’Africa occidentale tra cui Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria è raddoppiata con un aumento della quota di mercato dal 55% al 74%. Nonostante ciò, l’indice di sviluppo umano resta comunque basso. Con l’obiettivo di far fronte a questo andamento è nato il Programma Fairtrade per il cacao in Africa occidentale (Fairtrade West Cocoa Program) per rafforzare le cooperative di cacao certificate Fairtrade in Ghana e Costa d’Avorio.
A 5 anni dal lancio, c’è una chiara evidenza dei benefici tangibili che il Programma ha portato ai piccoli coltivatori di cacao: il reddito famigliare annuo medio degli agricoltori di cacao della Costa d’Avorio è aumentato dell’85% da 2.670 a 4.937 dollari (fonte: Cocoa farmer income. Final Report. Giugno 2021).

L’uguaglianza di genere rappresenta un obiettivo di sviluppo sostenibile e un pilastro degli Standard Fairtrade. Tuttavia, le donne in Costa d’Avorio hanno tradizionalmente ruoli decisionali limitati e scarso controllo dei ricavi generati. La Women’s School of Leadership nata per aumentare il coinvolgimento delle donne all’interno delle cooperative di agricoltori di cacao in Costa d’Avorio ha diplomato la sua terza coorte di coltivatrici di cacao nel dicembre 2021 e 43 donne hanno ricevuto il loro certificato di diploma. Gli agricoltori di cacao stanno vedendo miglioramenti tangibili grazie a chi decide di collaborare con il sistema Fairtrade giorno dopo giorno. Lo scenario, seppur promettente, presenta ancora molti punti in cui progredire per alimentare quel circolo virtuoso che piano piano può migliorare il mondo.

 

Nuove opportunità per lo zucchero di canna

Indira Franco
Senior Supply Chain Manager 

Il commercio mondiale di zucchero coinvolge 110 paesi nel mondo e muove in media 64 milioni di tonnellate ogni anno. Quasi l’80% della produzione mondiale di zucchero deriva dalla canna, mentre lo zucchero grezzo rappresenta circa il 60% dei volumi del commercio internazionale di questo prodotto. Si assiste ad una concentrazione a livello globale delle produzioni, in cui i primi 10 Paesi produttori rappresentano circa il 70% dell’output totale (fonte: http://www.isosugar.org/sugarsector/sugar). 

Nonostante il dibattito e le preoccupazioni, nell’opinione pubblica, circa le implicazioni del consumo di zucchero sulla salute pubblica, l’Italia rappresenta il terzo consumatore in EU, in cui meno del 30% del fabbisogno viene coperto dalla produzione interna.

Anche in conseguenza dell’abolizione del sistema delle quote di produzione da parte dell’Unione Europea nell’ambito della riforma della politica agricola comune (PAC) nel 2017, in Europa esiste un’importante industria di raffinazione dello zucchero di canna, le cui importazioni avvengono nell’ambito degli accordi di partenariato con i Paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) e Paesi meno sviluppati (LDC), a cui viene concesso accesso al mercato europeo in esenzione da dazi. Questo accesso agevolato, da solo, non basta ad assicurare la sostenibilità per i piccoli agricoltori negli stati dove i governi non sostengono finanziariamente la produzione locale, come avviene per i produttori di zucchero su larga scala in Paesi come Brasile, Messico e Thailandia. 

Fairtrade collabora con i piccoli coltivatori di canna da zucchero per espandere il loro accesso ai mercati globali e trovare nuove strade per le vendite. Di conseguenza, la quantità di zucchero che gli agricoltori vendono a condizioni Fairtrade è aumentata in modo significativo negli ultimi anni, percorrendo un lungo cammino, dall’introduzione nel mercato italiano ed europeo, nei primi anni 2000, dei primi zuccheri speciali provenienti da produttori di Paraguay, Perù e Costa Rica. Ora la sfida è assicurare ai produttori vendite di zucchero su più ampia scala, per permettere loro di affrontare, con ricavi generati attraverso il Premio Fairtrade, le sfide del settore, ma anche migliorare le infrastrutture di irrigazione e drenaggio, diversificare i loro raccolti, in modo da avere una linea di difesa aggiuntiva contro tempeste tropicali e siccità e fonti alternative di reddito. 

In questo contesto, Italia Zuccheri, parte della Cooperativa Produttori Bieticoli (COPROB) con 5000 soci in 7 regioni d’Italia, in coerenza con i suoi valori, ha deciso di certificare Fairtrade la sua offerta di zucchero di canna destinata al settore retail, completando il roll out nel 2021. 

Nel settore industriale, invece, l’azienda Nostos, con sede a Oristano, ha lanciato la prima linea di confetture italiane con il Marchio di Ingrediente Fairtrade per lo zucchero.

 

Una gamma di prodotti sempre più ampia

Giulia Camparsi
Supply Chain Manager

In ottica di allargamento dell’assortimento e differenziazione, la gamma di prodotti Fairtrade si amplia e anche a livello internazionale alcune categorie vanno assumendo via via importanza come ad esempio i fiori, le cui vendite sono state molto positive nel 2021. L’inserimento di un mazzo da nove steli in Esselunga e in Aldi, oltre al mantenimento delle referenze in Coop, Carrefour e Pam, ha portato al raddoppio dei volumi venduti in un anno. A questo si aggiunge il progetto èQui che ha permesso di iniziare a vendere fiori Fairtrade anche ai fioristi in composizioni miste, portando a un ampliamento dell’assortimento dei fiori importati e creando opportunità di sviluppo anche per il canale retail nel prossimo anno.

Restando nell’ambito dei prodotti non food, ci sono importanti novità sia per quanto riguarda il cotone che l’oro. Il primo soffre certamente le difficoltà di importazione dall’India, ma stanno venendo a compimento progetti che porteranno a un sensibile aumento dei volumi. Grandi gruppi internazionali hanno scelto Fairtrade come partner per la gestione del rischio sulle filiere tessili. Nell’ultimo anno, le shopper certificate Fairtrade sono state inserite nei negozi di Eurospin e Carrefour, oltre che in Aldi e Lidl. Quest’ultimo, inoltre, ha cominciato a distribuire anche workwear certificato ai propri dipendenti. Infine, il gruppo L’Oréal sta richiedendo il cotone Fairtrade per le proprie divise aziendali coinvolgendo aziende italiane sia a livello di importazione, che di confezionamento di t-shirt di brand di alta gamma. 

Per quanto riguarda l’oro, invece, nel 2021 ci siamo concentrati nel creare una filiera con un distributore italiano – AltroCarato – per permettere anche a piccoli laboratori di iniziare a lavorare con l’oro Fairtrade. Similarmente a èQui, è stata lanciata Fairgold, una piattaforma internazionale che permette a piccoli laboratori o ad artigiani indipendenti di accedere ad una filiera Fairtrade, senza i costi fissi della certificazione. Il lavoro di promozione sul mercato ci ha portato, infine, a presenziare a Vicenza Oro nell’edizione di settembre con un evento istituzionale con Mara Bragaglia, Tessa Gelisio e Heidi Corillocla (Field Officer Fairtrade in Perù).

Sul fronte dei prodotti food più di nicchia, invece, sono andate molto bene le spezie. Si è concluso nel 2021 il progetto SRI-PROM che dal lato commerciale ci ha visto interloquire sulle spezie in vari ambiti di mercato: dai condimenti, alle tisane fino alla filiera dei prodotti pronti. Dopo l’ampiamento di gamma avvenuto a fine 2019 da parte di Cannamela, il 2021 è stato il primo anno a regime delle sette referenze biologiche e Fairtrade con origine Sri Lanka, che ha visto arrivare sul mercato 11.000 kg di spezie dallo Sri Lanka. Quest’anno è partito anche un nuovo progetto sul pepe con Felsineo Veg. La start-up ha fatto una scelta di approvvigionamento etico sul pepe nero e bianco, utilizzando poi anche il marchio di ingrediente on-pack sulla referenza “al pepe”.

Si mantengono i mercati di frutta secca, succhi e tè e tisane dove i consumi sono stabili o in leggera flessione a seguire il trend di mercato. 

Il punto di vista di Fairtrade sul cambiamento climatico +