Benedetta Frare
Ufficio comunicazione

 

Il percorso di Fairtrade ha profondamente a che fare con i diritti umani. Partendo dall’Articolo 23 della Dichiarazione Universale che garantisce il diritto al lavoro e a un giusto reddito per tutti, per arrivare all’articolo 2 (“Non discriminare”), all’articolo 4 (“Nessuna schiavitù”), al 18 e 19 (“Libertà di pensiero” e “Libertà di espressione”) si può dire che gli Standard Fairtrade sono ispirati e pensati per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.

In questo quadro si inserisce il lavoro di Fairtrade lungo tutta la filiera: lo dice la stessa evoluzione dei nostri Standard (pensiamo a quello sul tessile); lo dice lo sforzo continuo alla determinazione di un reddito e di un salario dignitoso per gli agricoltori e i lavoratori parametrato sui singoli Paesi; lo dice il lavoro di advocacy portato avanti negli ultimi anni sia a livello di Parlamento Europeo che di singole Nazioni in modo da approvare leggi più stringenti che impongano alle aziende il rispetto dei diritti umani e ambientali nelle loro catene di fornitura.

Una carrellata di quello che Fairtrade ha fatto negli ultimi anni, ci restituisce istantaneamente i progressi che abbiamo introdotto, alla luce degli studi che hanno monitorato l’impatto di Fairtrade nei Paesi produttori.

Abbiamo introdotto un nuovo Prezzo Minimo e Premio Fairtrade per il cacao e un nuovo Prezzo di Riferimento per il reddito dignitoso in Africa Occidentale, a seguito di uno studio del 2018 in cui abbiamo dolorosamente scoperto che i coltivatori di cacao di Ghana e Costa d’Avorio guadagnavano meno di un dollaro al giorno. 

Abbiamo migliorato lo Standard Fairtrade per il tè, perché protegga i più fragili, i lavoratori ancora soggetti a pesanti eredità postcoloniali.

Abbiamo collaborato con il governo della Repubblica Dominicana e i sindacati per regolarizzare i lavoratori haitiani del settore della banana. E abbiamo introdotto un nuovo Salario base per i lavoratori dove non ci sono riferimenti a livello nazionale.

Abbiamo creato le Scuole di leadership delle donne, per lavorare sull’empowerment femminile e maschile.

Abbiamo realizzato un nuovo modello di approccio al problema del lavoro minorile, coinvolgendo i giovani e le comunità in un processo di partecipazione e di individuazione di rimedi e soluzioni a questa grave violazione dei diritti umani. 

Abbiamo stabilito un nesso tra diritti umani e ambientali, posizionandoci in maniera innovativa nel dibattito sulla giustizia ambientale: senza rispetto dei diritti umani non ci può essere resilienza climatica; senza rispetto dei diritti ambientali, si creano le condizioni per la sistematica vulnerabilità delle comunità coinvolte dalle conseguenze più estreme dei cambiamenti climatici.

Accanto a questi progetti (e ne ho citati solo alcuni), portiamo avanti sistematicamente un lavoro di advocacy per far emergere la voce degli agricoltori nel grande dibattito internazionale e inserire leggi più ferree che vadano a monitorare l’impatto sui diritti umani e ambientali nelle filiere agricole locali e globali. In questa direzione va il nostro impegno degli ultimi anni per appoggiare l’uscita di una Direttiva Europea sulla Dovuta diligenza delle imprese che è recentemente sfociata in una Proposta di Direttiva che sarà oggetto di discussione e di revisione. Ci impegneremo affinché i costi di questa nuova legge, la Human rights due diligence, non vadano a ricadere sull’anello più debole della catena, quello degli agricoltori. E affinché la loro voce sia ascoltata e considerata. In queste istanze, coinvolgiamo migliaia di cittadini e aziende, lavorando per un’alleanza tra produzione e consumo che costituisce il cuore dell’azione del commercio equo rispetto a tutti gli altri movimenti che si battono per questi diritti. 

Vi invitiamo allora a leggere Fairtrade sotto questa luce e ad approfondire il nostro percorso sintetizzato nella pubblicazione “Come Fairtrade mitiga le violazioni dei diritti umani nelle catene di fornitura globali?” (https://bit.ly/3FuP9HO).