Giuseppe Di Francesco
Presidente Fairtrade Italia

 

Mentre un anno fa commentavamo quanto la crisi, economica e sanitaria, determinata dalla pandemia, alimentasse paure e insicurezze, non avremmo certo immaginato che un anno dopo, con la tempesta del Covid non ancora placata, sarebbe stato il vento della guerra arrivato in Europa a spazzare via ancora un po’ delle nostre certezze, ancora un po’ della nostra fiducia nel futuro.

 

L’antidoto alla guerra

In Fairtrade siamo convinti che l’antidoto alle tempeste e ai venti delle tante guerre che insanguinano il pianeta, molte delle quali dimenticate dai media, siano sempre state solidarietà, cooperazione, superamento delle ingiustizie, garanzia di uguali diritti per tutte e tutti. 

Per questo abbiamo continuato a fare, con ancora più energia e motivazione, il nostro lavoro, che per noi ha al centro il riconoscimento reciproco e la costruzione di legami solidali, tra gli agricoltori che producono supportati dalla certificazione Fairtrade e le persone che quei prodotti, con la garanzia del marchio Fairtrade, scelgono e portano sulla propria tavola.

La solidarietà dei popoli e tra i popoli non è velleitaria: è al contrario un potente strumento di prevenzione dei conflitti e spesso si rivela essere l’unico strumento di azione utile, proprio nelle situazioni apparentemente senza via d’uscita.

L’investimento sulla pace e sulla cooperazione è sempre più efficace e duraturo dell’investimento sulla guerra e sulle armi.

 

Non c’è pace senza giustizia sociale ed economica

Ma per avere spazi di pace dobbiamo creare condizioni di giustizia sociale ed economica. Dobbiamo lavorare per l’eliminazione delle disuguaglianze, anche economiche, e il modo più efficace per farlo non è redistribuire il molto rimasto nelle mani di pochi, ma distribuire a monte, in modo differente e più equo, il valore che si produce lungo la filiera.

Per costruire davvero un’economia di pace e di giustizia, dobbiamo cambiare il modello economico e di relazioni commerciali dominante. Lo facciamo tutti i giorni, garantendo ai produttori migliori condizioni commerciali e, attraverso di esse, restituendo dignità alle loro vite, al loro lavoro, alla loro aspettativa di futuro.

Possiamo contagiare positivamente il sistema, perché spesso la fonte dei conflitti è proprio l’accaparramento delle risorse, delle materie prime.

Così il commercio equo lavora preventivamente per creare un’economia di pace, contribuisce a sanare gli spazi di fragilità tra persone e tra popoli, sgombra il campo dalle condizioni di potenziali conflitti.

Attenzione a non dimenticarlo, anche nei tempi complicati che viviamo.

Attenzione a non lasciare indietro, pur in questo drammatico contesto, le tematiche determinanti anche per i produttori agricoli maggiormente svantaggiati: sarebbe un madornale e imperdonabile errore l’arretramento sui temi dei diritti delle persone e dell’ambiente, prendendo a pretesto la guerra.

E invece, al contrario, proprio ora c’è più bisogno di commercio equo, di cooperazione, di difesa dei diritti.

Le associazioni rappresentative delle organizzazioni italiane impegnate nella solidarietà e nella cooperazione internazionale, di cui anche Fairtrade Italia fa parte, lo hanno ricordato con forza anche alle istituzioni: mentre ci si impegna a portare il bilancio della Difesa al 2% del RNL, rispetto all’attuale 1,22%, resta ampiamente disatteso l’impegno (inizialmente calendarizzato per il 2015) a portare almeno allo 0,70% del RNL la spesa per l’assistenza e la cooperazione internazionale allo sviluppo.

Non siamo soli a dirlo, non siamo soli a farlo. 

Il nostro posto è insieme alle tante organizzazioni del Terzo Settore che mettono a valore l’impegno civico dei cittadini.

 

Fairtrade Italia diventa Impresa sociale

Nel corso del 2021 si è completata una parte significativa del ridisegno del Terzo settore italiano, con l’attuazione della riforma avviata con la legge delega del 2016 e con l’istituzione del Registro che accoglierà tutti gli Enti del Terzo settore.

Fairtrade Italia ha seguito sin dall’inizio questo percorso, ritenendo da sempre di essere un soggetto che fa parte a pieno titolo di quel reticolo di relazioni tra i cittadini che chiamiamo “società civile” e che trova nel Terzo settore la sua collocazione ideale.

Così, dopo avere ottenuto nel 2019 il riconoscimento tra le Organizzazioni della società civile che sono soggetto della cooperazione internazionale allo sviluppo (ai sensi della Legge 125/2014), Fairtrade Italia a marzo 2022 ha acquisito la qualifica di cooperativa Impresa Sociale, indossando la veste giuridica più consona e consolidando, anche dal punto di vista formale, il proprio ruolo in quanto soggetto del Terzo settore.

Questo è quello che siamo, quello che vogliamo essere, questa è la nostra visione del mondo.

Le storie e i numeri di questo Annual Report ve lo raccontano.

Quello che facciamo, insieme con i cittadini e con le imprese che scelgono Fairtrade, è il fondamento per il quale vogliamo e possiamo guardare con fiducia al futuro da costruire insieme, quel futuro che tutti dobbiamo avere il diritto di tenere nelle nostre mani.