Silvia Gilè
Supply chain e project manager

 

Negli ultimi anni si sono susseguite numerose e toccanti segnalazioni sui media italiani e internazionali riguardo le pratiche di sfruttamento nelle filiere europee: lavoro informale, orari eccessivi, condizioni di trasporto non sicure e alloggi insalubri per lavoratori migranti, salari che violano gli accordi collettivi nazionali. 

Questa crescente consapevolezza sulle violazioni dei diritti dei lavoratori nel giardino di casa nostra, ha spinto Fairtrade International, il cui obiettivo principale rimane il raggiungimento di condizioni dignitose e sostenibili per i produttori agricoli e i relativi braccianti, ad aggiornare la propria strategia internazionale, integrando nel panorama dei potenziali beneficiari del proprio modello anche le filiere agricole europee.

Nell’ambito di questo ampliamento di orizzonti, Fairtrade Italia ha sviluppato un modello sperimentale di verifica, il cui scopo principale è quello di testare le filiere agricole nazionali, per validarne l’eticità per quanto riguarda le condizioni di occupazione, specialmente dei braccianti agricoli, e comunicare
i risultati raggiunti agli operatori commerciali e alle industrie di trasformazione coinvolti nella filiera e ai consumatori finali.

In aggiunta agli aspetti di sicurezza e conformità etica, il modello denominato Fairtrade Locale ha l’obiettivo di controbilanciare gli squilibri economici presenti lungo le filiere, e non gravare esclusivamente sul mondo produttivo con controlli e oneri; per questo ha mantenuto nel proprio approccio due dei pilastri fondanti della certificazione Fairtrade “tradizionale”:

  • Il Prezzo Minimo Fairtrade, a garanzia di un costo di produzione sostenibile per gli agricoltori
  • Il Premio Fairtrade, riconosciuto alle realtà produttive, per il miglioramento delle condizioni sociali, locali e di lavoro.

In questa prima fase sperimentale di progetto, l’obiettivo è di mettere a punto uno schema attendibile affidabile ma che non richieda requisiti di tracciabilità fisica, né la duplicazione di oneri amministrativi per i partecipanti, che spesso già hanno intrapreso percorsi di qualità e sicurezza sociale per le proprie organizzazioni.

Il modello vuole stimolare e rappresentare le filiere, le numerose aziende italiane che costantemente si impegnano per garantire qualità e rispetto dei diritti dei lavoratori, affinché, in ultima istanza, i supermercati e i consumatori possano scegliere un prodotto finale “verificato” nel rispetto dei diritti dei produttori e dei lavoratori lungo la filiera.

I progetti SIPLA

Per attivare questo nuovo ambito di lavoro, tra il 2020 e il 2022 Fairtrade Italia ha beneficiato del contributo di due progetti SIPLA (Sistema Integrato di Protezione per i Lavoratori Agricoli), finanziati su scala nazionale rispettivamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (nell’ambito del Piano Nazionale sull’Inclusione) e dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione dell’UE, gestito dal Ministero dell’Interno.
I due progetti, guidati da ARCI e dal Consorzio Communitas, hanno creato opportunità di sinergia su scala locale attraverso una rete di presìdi territoriali che hanno l’obiettivo di prevenire situazioni di grave rischio attraverso interventi sanitari, servizi di informazione e formazione ai lavoratori e tutela socio-legale. 

Grazie alla collaborazione con l’ente di certificazione FLOCERT, Fairtrade Italia ha selezionato il pomodoro da industria come filiera maggiormente rilevante e idonea per la sperimentazione. Pur rappresentando uno dei simboli dell’agricoltura italiana, la produzione del pomodoro da industria risulta afflitta da un pesante stigma sociale rispetto alle condizioni di lavoro dei braccianti.

Tra le attività progettuali, beneficiando della collaborazione di cooperative agricole, operatori commerciali e industrie di trasformazione industriale del Nord e del Sud Italia, Fairtrade ha dapprima approfondito le peculiarità e i rischi specifici del contesto produttivo del pomodoro e poi modellato il proprio Quadro di Verifica.

Sono attualmente in corso delle simulazioni dell’applicazione del modello, con audit in campo e sessioni di scambio e formazione con operatori di rilievo internazionale del comparto, tramite i quali si stanno acquisendo conoscenze significative che verranno tradotte in risultati progettuali e il conseguente affinamento del modello iniziale.

Nella fase 2 del progetto pilota si prevede l’attivazione di un test commerciale, nonché l’estensione del modello ad altri prodotti agricoli di origine italiana. Si sta inoltre sviluppando una strategia di comunicazione per il Fairtrade Locale, in grado di valorizzarne l’apporto sociale in collaborazione con le aziende aderenti e raggiungere la piena riconoscibilità del modello presso i consumatori italiani ed europei.